PARALIZZATI DALLA PAURA
13 marzo 1964. È mezzanotte passata. Kitty Genovese torna a casa dopo una notte di lavoro. Mentre sta per varcare la porta del suo appartamento, viene aggredita da un uomo con un coltello e urla con tutta la voce che ha: "Mi hanno accoltellato! Aiutatemi per favore! Aiutatemi per favore!”. Immediatamente le luci di diversi appartamenti intorno si illuminano. L'aggressore lascia rapidamente l’edificio, ma nessuno viene in soccorso di Kitty. Pochi istanti dopo le luci si spengono. L'assassino torna sui suoi passi per finire ciò che ha iniziato.
Non appena la donna ricomincia a gridare, le luci si riaccendono e l'uomo scappa nuovamente. Tutto questo succede per tre volte. La terza volta l'assassino uccide la sua vittima e fugge silenziosamente.
Al sicuro nel loro appartamento, 38 persone hanno assistito all’aggressione durata 35 minuti. Nessuno è venuto in aiuto di Kitty. Dominati dalla paura, i vicini hanno perso ogni senso del dovere morale e tutta la loro sensibilità. Sono rimasti immobili, non hanno fatto nulla mentre un essere umano è stato brutalmente assassinato.
Non molto tempo dopo degli esperti in scienze sociali iniziarono una ricerca sul campo nella speranza di trovare una spiegazione a questo "fenomeno".
Alla fine giunsero alla conclusione che la mancanza di compassione ed empatia da parte degli altri inquilini del condominio era stata causata dalla consapevolezza di non avere alcun contatto con il vicinato e di essere protetti dall'anonimato.
I testimoni, cercando di giustificare il loro comportamento, hanno detto: “Eravamo spaventati", "ero stanco", "non volevamo essere coinvolti”.
New York Times, 27 marzo 1964

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