NO, QUESTI RAGAZZI NOOO!!!
"Dio mio, per favore fa che quei due ragazzi non entrino nella mia macchina!".
Purtroppo dovevo ben presto prendere atto che Dio non mi stava ascoltando.
Nel corso dell'anno, la nostra scuola dedica alcune giornate al servizio della collettività, e per me Ken e Chris non erano adatti per un progetto del genere. Infatti, facendosi cadere pesantemente sul sedile posteriore della mia macchina, Chris chiede lamentoso: "Dove stiamo andando?" E Ken di rimando: "Ma perché dobbiamo farlo?".
Avrei voluto dire qualcos'altro, ma rispondo con calma: "Lo faremo e basta, lavoreremo alla casa-famiglia per donne maltrattate".
"Lavorare?", borbotta Ken. "Non mi sono nemmeno iscritto. Lo trovo stupido!".
In quel momento ho pensato che Dio non stesse proprio rispondendo alla mia preghiera. Siamo arrivati. Vado incontro al preside mentre i ragazzi aspettano nell’auto, dando qualche segno di insofferenza.
"Abbiamo bisogno della vostra collaborazione per piantare dei fiori e anche per giocare con i bambini mentre le mamme frequentano la terapia di gruppo". Guarda verso la macchina e dice nervosamente: "La tua squadra può farlo?".
La mia squadra? I due adolescenti con i capelli lunghi e i vestiti troppo ampi, mezzo addormentati nel mio veicolo, sembrano tutto meno che una squadra.
“Andiamo, signori!" dico ironicamente. “Io vado a imbiancare. Tu Ken, giocherai con i bambini. E tu Chris, pianterai i fiori".
Rivolgo un'ultima preghiera a Dio chiedendogli di smetterla di punirmi: "Dio, se sei qui, ti prego...".
La mia preghiera è interrotta da sei bambini che corrono verso la mia auto urlando. Vogliono giocare a ruba bandiera e, all'improvviso, Ken viene trascinato fuori dalla macchina per giocare. Si volta, cercando disperatamente un aiuto mentre il suo il migliore amico lo guarda impotente. Sorrido e lo saluto con la mano.
Disperato, Chris guarda tutti i vasi di fiori sparsi lungo il marciapiede, tutto è pronto per mettere a dimora le piante nel terreno fertile. Dopo essersi ripreso dallo shock, riflette un momento per decidere su come procedere e poi con calma comincia a lavorare.
Mentre ci stiamo preparando a partire, i bambini sono ancora aggrappati alle braccia e alle gambe di Ken che li trascina nell'erba, ridendo. Chris, nel frattempo, si sta lavando le mani nel lavatoio della casa, proprio mentre le donne sono uscite e guardano, sorprese, il bel giardino fiorito. Mi rendo conto dall’espressione dei suoi occhi che apprezza la loro gratitudine.
Quella mattina abbiamo ricevuto un passaporto per un altro “regno”.
Ringrazio Dio per non aver risposto alla mia preghiera.
Nel corso dell'anno, la nostra scuola dedica alcune giornate al servizio della collettività, e per me Ken e Chris non erano adatti per un progetto del genere. Infatti, facendosi cadere pesantemente sul sedile posteriore della mia macchina, Chris chiede lamentoso: "Dove stiamo andando?" E Ken di rimando: "Ma perché dobbiamo farlo?".
Avrei voluto dire qualcos'altro, ma rispondo con calma: "Lo faremo e basta, lavoreremo alla casa-famiglia per donne maltrattate".
"Lavorare?", borbotta Ken. "Non mi sono nemmeno iscritto. Lo trovo stupido!".
In quel momento ho pensato che Dio non stesse proprio rispondendo alla mia preghiera. Siamo arrivati. Vado incontro al preside mentre i ragazzi aspettano nell’auto, dando qualche segno di insofferenza.
"Abbiamo bisogno della vostra collaborazione per piantare dei fiori e anche per giocare con i bambini mentre le mamme frequentano la terapia di gruppo". Guarda verso la macchina e dice nervosamente: "La tua squadra può farlo?".
La mia squadra? I due adolescenti con i capelli lunghi e i vestiti troppo ampi, mezzo addormentati nel mio veicolo, sembrano tutto meno che una squadra.
“Andiamo, signori!" dico ironicamente. “Io vado a imbiancare. Tu Ken, giocherai con i bambini. E tu Chris, pianterai i fiori".
Rivolgo un'ultima preghiera a Dio chiedendogli di smetterla di punirmi: "Dio, se sei qui, ti prego...".
La mia preghiera è interrotta da sei bambini che corrono verso la mia auto urlando. Vogliono giocare a ruba bandiera e, all'improvviso, Ken viene trascinato fuori dalla macchina per giocare. Si volta, cercando disperatamente un aiuto mentre il suo il migliore amico lo guarda impotente. Sorrido e lo saluto con la mano.
Disperato, Chris guarda tutti i vasi di fiori sparsi lungo il marciapiede, tutto è pronto per mettere a dimora le piante nel terreno fertile. Dopo essersi ripreso dallo shock, riflette un momento per decidere su come procedere e poi con calma comincia a lavorare.
Mentre ci stiamo preparando a partire, i bambini sono ancora aggrappati alle braccia e alle gambe di Ken che li trascina nell'erba, ridendo. Chris, nel frattempo, si sta lavando le mani nel lavatoio della casa, proprio mentre le donne sono uscite e guardano, sorprese, il bel giardino fiorito. Mi rendo conto dall’espressione dei suoi occhi che apprezza la loro gratitudine.
Quella mattina abbiamo ricevuto un passaporto per un altro “regno”.
Ringrazio Dio per non aver risposto alla mia preghiera.
(Pastore Troy)

3 commenti:
Questo testo insegna che anche se Dio non risponde alle tue preghiere ti aiuta.......
Grazie per aver risposto "all'appello"
ciao sono Gionatan
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