AMICA O PARASSITA?
La mia insegnante di prima elementare mi aveva insegnato una regola molto importante: "Tieni gli occhi sul tuo foglio”. Questo principio molto semplice l’ho sempre ricordato. Purtroppo, però, non tutti scelgono di rispettarlo.
Recentemente, durante una verifica di inglese, mi sono imbattuta in una di quelle compagne di classe che copiano. Ogni volta che rispondevo a una domanda, avevo la sensazione che qualcuno mi osservasse un po' troppo da vicino. Voltandomi per guardare Carla, che era seduta dietro di me, la vidi strizzarmi l'occhio e mi sussurrò: "Spero tu abbia studiato per questa verifica!”.
Abbozzai un sorriso diffidente, non capivo se stesse scherzando o meno, e ripresi a occuparmi del mio compito. E, questa volta, mi appoggiai di più al foglio delle risposte. "Non riesco a vedere!” bisbigliò Carla.
“Cosa faccio ora?” mi chiesi. “Oltre ad aver fedelmente seguito la regola dalla mia maestra, sono cristiana e barare è contro le mie convinzioni”.
Sapevo di aver studiato molto per quella verifica. Cosa che non aveva fatto Carla, effettivamente. Perché avrebbe dovuto trarre profitto dal mio duro lavoro?
Nascosi le mie risposte con il braccio. Ma, come nei film, un piccolo demone e un piccolo angelo sembravano apparire su ciascuna delle mie spalle:
Uno diceva: "È tuo amica, e a cosa servono gli amici?". L’altro: "Lo sai che è sbagliato". "Ti prenderà per qualcuno che vuole snobbarlo”. "Ricorda cosa ti ha detto la maestra". "Ma lei penserà che ti credi un santa”.
Battevo nervosamente le dita sul banco, sperando di trovare una facile soluzione, ma non mi venne in mente nulla. Sapevo che dovevo fare quello che ritenevo giusto, anche se avrei fatto arrabbiare Carla. Fino alla fine dell'esame, decisi di tenere nascosto il mio foglio, in modo che non potesse guardare le risposte.
Alla fine della prova, mi alzai e affrontai lo sguardo gelido di Carla. Se uno sguardo potesse uccidere, i miei genitori avrebbero organizzato il mio funerale quello stesso pomeriggio.
Mi sentivo in colpa per non averle permesso di copiare, e questo senso di colpa si trasformò in rabbia. “Non hai il diritto di farmi sentire in colpa!” avevo voglia di urlare. Ma, nello stesso momento, mi venne in mente un passo della Bibbia: " Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Romani 12:21). Mi resi conto che il desiderio di vendetta stava svanendo. Avevo bisogno di dirle che imbrogliare era sbagliato, ma non volevo perdere un amica. Allora precisai: “Scusa, Carla, mi conosci abbastanza bene per sapere cosa penso delle truffe. Forse potrei aiutarti a studiare prima della prossima verifica?”.
Vidi l'espressione di Carla ammorbidirsi. “Va bene. Possiamo provarci”.
Fui sollevata dal fatto che la mia amicizia con Carla non si fosse incrinata. Ma ero ancora più felice per aver difeso i miei valori. La mia maestra sarebbe stata orgogliosa. Sono sicura che Dio lo era ancora di più.
Adattato da Allison Asimakoupoulos, "Sta copiando le mie risposte!"
Campus Life, nov./dic. 2002.

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