L’ANELLO MANCANTE
All'inizio del 1900, Charles Dawson, un geologo dilettante, scoprì la prima di una serie di ossa che in seguito sarebbe stata definita "Uomo di Piltdown". Dawson portò le ossa al British Museum dove vennero esaminate da Arthur Woodward, curatore del dipartimento di paleontologia che le definì come il famoso anello mancante, il legame evolutivo tra la scimmia e l'uomo moderno. Per decenni, i fossili di Piltdown hanno avuto un posto di rilievo come il principale esemplare del diretto antenato dell'uomo moderno.
Tra gli anni 1930 e 1959, altre scoperte simili fatte misero in dubbio l'autenticità dei resti dell’uomo di Piltdown e motivarono dei ricercatori nel 1953 per riesaminarli seriamente. Questo nuovo studio ha rivelato che le ossa, invece di appartenere al famoso anello mancante, erano in realtà una combinazione di teschio umano, mandibola di orango e forse dente di uno scimpanzé. Le ossa erano state tinte artificialmente con sostanze chimiche e il dente era stato limato per imitare l'usura di un dente umano. Tutto questo sforzo fu realizzato, con un successo momentaneo, per ingannare i ricercatori facendogli credere che le ossa rappresentassero l'anello mancante.
Anche se non sappiamo ancora con certezza l'autore di questo inganno, sono state proposte alcune teorie ben supportate. Il maggiore implicato potrebbe essere un ex dipendente di Arthur Woodward. Nel 1996, una cassaforte, conosciuta oggi con il nome dall’ex dipendente Martin A. C. Hinton, è stata scoperta nel British Museum. Conteneva altri campioni di ossa tinte con lo stesso procedimento usato per le ossa del famoso uomo di Piltdown. Si presume che Hinton, al quale Woodward aveva rifiutato un aumento di stipendio, avesse montato questa bufala per screditare il suo capo.

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