12 giugno, 2021

12. IL CRISTIANO E LA COMPETIZIONE (prima parte)


IL PEGGIO ANCHE TRA I MIGLIORI

 

Negli Stati Uniti, tra la metà e la fine degli anni Ottanta, ci fu una grande rivalità tra due squadre di basket: i Los Angeles Lakers e i Boston Celtics. In effetti, il giocatore considerato il migliore tra i Lakers dell'epoca era un uomo che tutti chiamavano "Magic". Magic Johnson era quello che noi potremmo chiamare il giocatore perfetto: giocava al meglio, raramente metteva in discussione le decisioni degli arbitri e sorrideva sempre. Ma, nessuno desiderava vincere più di Magic. Era duro con se stesso e giocava con un tale livello di eccellenza che era riuscito ad alzare il livello di gioco di tutti giocatori in campo.


Quando ho visto giocare Magic Johnson avrei voluto essere come lui in campo. Volevo dare tutto quello che avevo, volevo vincere ma volevo avere anche il suo sorriso.

Nel corso degli anni, i fan dei Lakers avevano imparato cosa significasse avere un atteggiamento positivo. Avevano visto cosa significasse amare il gioco e non lasciare che fosse la squadra avversaria a condizionare il loro comportamento. È stata una grande lezione di sportività e questo è stato anche il motivo che ha spinto molti giovani a praticarlo come sport competitivo. 


Sfortunatamente, quando guardiamo il mondo della competizione, non ci sono tanti buoni esempi. Sembra che la competizione abbia la capacità di far emergere il meglio che c’è in noi, ma anche il peggio. La competizione può far emergere qualità eccellenti che lo Spirito Santo ha sviluppato in noi, ma anche qualità specifiche del nemico. 



 

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