UNA PAUSA DI CINQUE MINUTI
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Viktor Frankl, psichiatra e filosofo austriaco, è miracolosamente sopravvissuto agli orrori dei campi di sterminio nazisti.
Una delle sue esigenze fondamentali era riuscire a godere di momenti di silenzio e solitudine. Anche nelle circostanze più terribili trovava sempre un’occasione per isolarsi e questo gli permetteva di sopportare le difficoltà e gli orrori della giornata.
Viktor Frankl ricorda come cercasse di isolarsi per qualche istante, per godere di un po' di tranquillità, quando si recava alla zona di lavoro del campo. Ovviamente era un luogo molto affollato, ma ogni volta che ne aveva la possibilità si nascondeva dietro una capanna. Proprio in quel posto, circondata da filo spinato e coperta con un telo, c’era una fossa dove venivano gettati i corpi dei morti. È fra questi corpi in decomposizione e l'odore putrido della morte che si sedeva da solo, lo sguardo rivolto verso la campagna bavarese.
Questi momenti di pausa gli permettevano di dimenticare per un attimo la disperazione dei campi di sterminio e gli assicuravano quelle nuove energie necessarie per la sua sopravvivenza e per godere di un po’ di pace.
Ricorda quelle circostanze orribili, e come tutto intorno a lui facesse pensare alla morte. E nonostante fosse difficile ignorare il fetore dei corpi in decomposizione, durante quei momenti di solitudine era il suono dei passi delle guardie che si avvicinavano la cosa più insopportabile, perché quel rumore segnava la fine dei suoi momenti di solitudine con Dio.

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