Mi sono seduto con alcuni studenti per cenare e davanti a me Michael ha fatto qualcosa di strano. Mentre tutti avevamo la testa china per chiedere a Dio di benedire il nostro cibo, Michael si è seduto, ha guardato il suo panino, poi lo ha spinto in avanti, nella mia direzione. Ho pensato: “È un po’ rischioso mettere il tuo sandwich alla mia portata”. Poi ha chinato la testa, ha pregato per qualche secondo, ha rialzato la testa, mi ha sorriso, e dopo aver preso il suo panino ha iniziato a mangiare. Non ho detto nulla.
Ogni settimana cercavo di sedermi proprio di fronte a Michael per vedere se lo faceva regolarmente. Ogni volta che mi sono seduto con lui e i suoi amici, ha ripetuto lo stesso rituale. Volevo assolutamente sapere cosa stesse facendo. Allora, gli ho chiesto: "Michael, perché sposti il cibo mentre preghi prima di mangiare?". Ha chinato la testa per un attimo, poi ha risposto: "Due anni fa, il mio migliore amico è morto". "Michael, mi dispiace tanto, non ne avevo la più pallida idea" ho balbettato. Michael ha continuato: “Durante il funerale, mi sono reso conto di non aver pregato molto per lui. In effetti, il giorno in cui è morto avevo passato più tempo a pregare perché il mio cibo fosse benedetto che per la salvezza del mio migliore amico. Così, ora, quando prego, allontano il cibo e prego per i miei amici. Io penso che Dio sappia che gli sono grato anche per il mio panino".
Tre volte al giorno e forse di più (immaginando quanto mangiano gli adolescenti), Michael pregava per i suoi amici, non per rimorso o paura, ma perché chiedere la grazia di Dio per i suoi amici era più importante di chiedere di benedire un sandwich.
Pastore Troy

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