WILMA PUNTA ALL'ORO
“Mi dispiace dovervi dire che vostra figlia non potrà più camminare".
Queste parole, destinate alla ragazza e alla madre, suonavano come una vera sentenza. La gamba sinistra di Wilma era storta e indebolita dalla poliomielite. Ma sua madre era convinta che un giorno Wilma avrebbe camminato di nuovo.
Ogni settimana la madre di Wilma guidava per 80 chilometri perché la figlia potesse partecipare a sedute di riabilitazione e a casa l’aiutava a tenere in movimento la gamba, sostenuta anche dagli altri fratelli e sorelle. Per tutta la sua infanzia Wilma fu costretta ad andare a scuola con una protesi di metallo alla gamba sinistra. Oltre alla protesi, utilizzava anche delle stampelle e delle scarpe di supporto. Ma alla fine, nonostante la diagnosi del medico, riuscì a camminare. A 12 anni era in grado di spostarsi senza alcun aiuto. Fu allora che prese una decisione importante. Aveva già superato tanti ostacoli. Ora camminava, anche se i dottori avevano detto che non avrebbe mai potuto farlo. Tuttavia, Wilma voleva fare di più. Voleva correre. Voleva diventare un'atleta internazionale.
Poteva sembrare un sogno folle per una ragazza afroamericana del sud-est degli Stati Uniti negli anni ‘50. Povertà, discriminazione razziale e disabilità fisica non potevano che giocare contro Wilma Rudolph e pronosticare il suo fallimento.
Ma la determinazione, il sostegno familiare e la forza di volontà erano dalla parte di Wilma. Giorno dopo giorno si allenò a correre per rafforzare la gamba sinistra e a renderla resistente come la destra. Corse finché non fu brava come qualsiasi altra ragazza adolescente. Poi continuò a correre per fare meglio di chiunque altro. All'età di 16 anni, gareggiò alle Olimpiadi e vinse una medaglia di bronzo. Quattro anni dopo, nel 1960, a Roma, fu la prima americana a vincere tre medaglie d'oro.

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