07 dicembre, 2020

7. SONO UN CANTASTORIE...

Ecco a voi… Francesco DI VICINO. Mi piace definirlo un amico, anche se non lo vedo da tanto tempo, perché l'ho sempre seguito in questi anni. 
Oltre alla sua musica e alle sue storie amo molto la lingua che usa, il napoletano. Ormai l’inglese ha omologato tutto e ci sembra l’unica forma espressiva degna di sposarsi con la musica, ma non è sempre stato così e non è così.

Ma lascio parlare Francesco che si presenta… “Ritengo che la musica sia prima di tutto "incontro". Incontro con te stesso, con i tuoi compagni di viaggio (i musicisti), con il pubblico e con le diversità che scopri viaggiando grazie ad essa. L'insieme delle diversità rappresenta la vita.

L'ingrediente che mi piace usare nei miei "racconti musicali" è l'amore di Dio, ma lo faccio ormai da anni in maniera non diretta e scontata e soprattutto non liturgica, piuttosto attraverso tanti elementi e sonorità che possano scuotere le coscienze. Denunciando la corruzione per esempio, le mafie, accendendo una piccola luce sul malessere dei nostri simili che vivono condizioni disagiate, parlando di un amico o di un personaggio che ha speso la sua vita per "dare" tanto a tutti noi con il suo talento.

Sono dell'avviso che un artista non abbia la chiave per risolvere i problemi del mondo, ma di sicuro, attraverso una canzone, una musica, una poesia, può dare degli input importanti per nuove riflessioni affinché certe cose non cadano nel dimenticatoio”.



"Nel brano AFRICA canto il mio desiderio di essere perdonato dai mie fratelli di colore. 
Da uomo occidentale ed appartenente ad una società che fonda la sua essenza sul solo guadagno economico, provo un forte senso di mortificazione nei riguardi di intere popolazioni di sfortunati, che abbiamo volutamente lasciato indietro, sfruttando persino le loro risorse per il nostro puro egoismo".

"... perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi". Matteo 25:35,36

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