Oltre alla sua musica e alle sue storie amo molto la lingua che usa, il napoletano. Ormai l’inglese ha omologato tutto e ci sembra l’unica forma espressiva degna di sposarsi con la musica, ma non è sempre stato così e non è così.
Ma lascio parlare Francesco che si presenta… “Ritengo che la musica sia prima di tutto "incontro". Incontro con te stesso, con i tuoi compagni di viaggio (i musicisti), con il pubblico e con le diversità che scopri viaggiando grazie ad essa. L'insieme delle diversità rappresenta la vita.
L'ingrediente che mi piace usare nei miei "racconti musicali" è l'amore di Dio, ma lo faccio ormai da anni in maniera non diretta e scontata e soprattutto non liturgica, piuttosto attraverso tanti elementi e sonorità che possano scuotere le coscienze. Denunciando la corruzione per esempio, le mafie, accendendo una piccola luce sul malessere dei nostri simili che vivono condizioni disagiate, parlando di un amico o di un personaggio che ha speso la sua vita per "dare" tanto a tutti noi con il suo talento.
Sono dell'avviso che un artista non abbia la chiave per risolvere i problemi del mondo, ma di sicuro, attraverso una canzone, una musica, una poesia, può dare degli input importanti per nuove riflessioni affinché certe cose non cadano nel dimenticatoio”.
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